Adrien Brody vs Predators...
Lunedì 05 luglio 2010
Adrien Brody, protagonista di“Predators”, l'ultima creatura di Robert Rodriguez nei panni di produttore, racconta la sua esperienza sul set di uno dei film di fantascienza più attesi dell'anno...
È più difficile interpretare un ruolo come quello di Royce in “Predators”, oppure quello estremamente drammatico di Wladyslaw Szpilman ne “Il Pianista”?
Qualsiasi ruolo un attore interpreti rappresenta una sfida, che sia comico, drammatico o d’altro genere. Da attore la mia responsabilità è quella di conferire una verità all’interpretazione del personaggio, ovvero trovare un punto di contatto tra me e lui, cosicché lo spettatore possa a sua volta stabilire un contatto emotivo con il personaggio. Se parliamo di differenze nelle due esperienze interpretative citate, posso dire che la preparazione è stata molto differente, anche a livello fisico. Per “Il Pianista” ho dovuto perdere molto peso, e questo mi ha aiutato a capire la tragicità di Wladyslaw, un personaggio che è stato veramente molto faticoso da assorbire. Per interpretare “Predators” invece ho dovuto fare un percorso opposto, mettendo su venticinque libbra di muscoli per interpretare Royce.
Ad ogni modo, per quanto abbia dovuto fare una trasformazione fisica per interpretare questo personaggio, non credo che questo sia stato l’elemento più importante per renderlo. Credo che il contatto emotivo sia molto più importante della prestanza fisica. Se leggiamo i giornali notiamo che non tutti i soldati sono dei superuomini, e che molti infatti rassomigilano a me o a molti di noi. In effetti, non è più il fisico ad essere la cosa più essenziale in un soldato, ma le sue competenze, la sua intelligenza, l’addestramento e il suo schema mentale, perché oramai conta questo in una guerra. E le caratteristiche che ho elencato, sono quelle che ho voluto evidenziare nel mio personaggio.
Dopo il premio Oscar (ottenuto come attore protagonista per “Il Pianista” ndr), ha mai avuto la sensazione di non trovare più un ruolo all’altezza?
Non ho più trovato un film comparabile a “Il Pianista”. Dopo aver interpretato un ruolo come quello di Szpilman, é una sfida confrontarsi con ruoli diversi e cercare di ottenere un simile riscontro.
Detto ciò, ho avuto la fortuna di prendere parte in diversi progetti di valore, e interpretare dei personaggi che mi hanno dato soddisfazione. Ma, ripeto, ho trovato poco materiale paragonabile a “Il Pianista" negli ultimi anni. E devo essere riconoscente dell’opportunità datami dal film di Roman Polanski perché ho avuto la possibilità di sfidarmi e superare i miei limiti, e ora penso di avere molto meno da dimostrare a me stesso.
Come si è trovato con il suo ruolo in “Predators”?
Anche semplicemente ottenere la parte è stata una grande vittoria, infatti non avevo mai interpretato una parte simile a questa. Non sono il tipo di persona che possa saltare alla mente dovendo ricoprire un ruolo simile a quello reso cult da Arnold Schwarzenegger nel 1987. Ma, ritengo che un attore debba essere un po’ come un camaleonte, e in grado di calarsi in ruoli diversi tra loro. Ho lavorato molto duramente per prepararmi a questo ruolo, oltre a mettere su le venticinque libbra già menzionate. Royce è un personaggio duro, ma ho voluto cercare di trovare qualcosa di meno superficiale in lui di quello che potrebbe conferire il protagonista di un qualsiasi film d’azione Hollywoodiano. Sostanzialmente Royce è un villano, un personaggio che bada per primo a se stesso, ma ho voluto rendere anche un lato umano, un lato più avvicinabile che lo rendesse meno in difetto come persona.
Tra i produttori abbiamo Robert Rodriguez; il suo taglio nel film si evince. Lei è un suo fan?
È molto emozionante lavorare con persone che sono creative e appassionate a quello che fanno. Sono stato fortunato a lavorare con persone che hanno moltoa cuore il loro lavoro, come Rodriguez, ma anche Peter Jackson. Abbiamo girato la prima parte nella giungla Hawaiana. Dopodichè ci siamo spostati negli studios privati di Rodriguez e abbiamo fatto il resto tramite ricostruzioni estremamente realiste.
Rispetto al film originale “Predator”, la situazione è capovolta: lì era un alieno che arrivava sulla terra, mentre qui sono i terrestri ad andare su un pianeta alieno. Chi è l’alieno oggi?
La cosa interessante è che il film prende un gruppo di persone che normalmente sono i predatori, e li mette in un contesto nel quale diventano la preda. C’è quindi una forma d’espiazione. Si va a scovare e capire cosa si provi ad essere la vittima quando non si è abituati. E’ un ottimo materiale per un film drammatico.
Rispetto al 1987, chi è oggi l’alieno, il ‘pericolo’ lì fuori?
Non saprei dire.
L’ultima volta che abbiamo visto Predator in un film è stato in “Alien vs Predator 2”, e in quel caso i personaggi umani erano di importanza secondaria. Come mai ci si è riavvicinati a dei protagonisti umani?
Certe volte l’editing e gli effetti speciali coinvolgenti e roboanti vanno a nascondere il fatto che il film manca di elementi veramente emozionanti e coinvolgenti. Ciò che ammiro di questo film è il modo in cui è stato girato, che va a riprendere lo stile di film fantascientifici che rispetto, principalmente degli anni ’70, che riuscivano a suscitare un’emozione ad un livello molto profondo. Credo che parte dell’emozione che si respira qui sia quel senso di solitudine e di vuoto che si prova ad essere un sopravvissuto. Nel renderlo, non ho voluto sensazionalizzare gli elementi, soprattutto in un mondo nel quale siamo già molto consapevoli della guerra. Sono stato molto pratico e reale nel rendere questi sentimenti, restituendo una visione più appassionante e coinvolgente.
Lei è amico di Roman Polanski? Avete mai pensato di lavorare di nuovo insieme?
Non abbiamo mai parlato di progetti specifici. È naturale che l’esperienza del “Il pianista” mi abbia molto cambiato a livello professionale, e sono molto grato a lui per quello che mi ha insegnato su come interpretare un ruolo. Quindi si potrebbe benissimo ripartire per fare dell’altro, ma in verità a livello concreto non abbiamo mai discusso di lavorare ancora insieme.
Quali sono i suoi nuovi progetti? Le piacerebbe interpretare il sequel di questo film se ci fosse?
Mi piacerebbe molto rituffarmi in “Predators” per un eventuale sequel. Naturalmente questa eventualità dipende dal successo al botteghino. Per il resto mi sto preparando ad un ruolo drammatico nel prossimo film di Tony Kaye, il regista di “American History X”. Infine mi aspetta un ruolo cammeo nel prossimo Woody Allen.
È più difficile interpretare un ruolo come quello di Royce in “Predators”, oppure quello estremamente drammatico di Wladyslaw Szpilman ne “Il Pianista”?
Qualsiasi ruolo un attore interpreti rappresenta una sfida, che sia comico, drammatico o d’altro genere. Da attore la mia responsabilità è quella di conferire una verità all’interpretazione del personaggio, ovvero trovare un punto di contatto tra me e lui, cosicché lo spettatore possa a sua volta stabilire un contatto emotivo con il personaggio. Se parliamo di differenze nelle due esperienze interpretative citate, posso dire che la preparazione è stata molto differente, anche a livello fisico. Per “Il Pianista” ho dovuto perdere molto peso, e questo mi ha aiutato a capire la tragicità di Wladyslaw, un personaggio che è stato veramente molto faticoso da assorbire. Per interpretare “Predators” invece ho dovuto fare un percorso opposto, mettendo su venticinque libbra di muscoli per interpretare Royce.
Ad ogni modo, per quanto abbia dovuto fare una trasformazione fisica per interpretare questo personaggio, non credo che questo sia stato l’elemento più importante per renderlo. Credo che il contatto emotivo sia molto più importante della prestanza fisica. Se leggiamo i giornali notiamo che non tutti i soldati sono dei superuomini, e che molti infatti rassomigilano a me o a molti di noi. In effetti, non è più il fisico ad essere la cosa più essenziale in un soldato, ma le sue competenze, la sua intelligenza, l’addestramento e il suo schema mentale, perché oramai conta questo in una guerra. E le caratteristiche che ho elencato, sono quelle che ho voluto evidenziare nel mio personaggio.
Dopo il premio Oscar (ottenuto come attore protagonista per “Il Pianista” ndr), ha mai avuto la sensazione di non trovare più un ruolo all’altezza?
Non ho più trovato un film comparabile a “Il Pianista”. Dopo aver interpretato un ruolo come quello di Szpilman, é una sfida confrontarsi con ruoli diversi e cercare di ottenere un simile riscontro.
Detto ciò, ho avuto la fortuna di prendere parte in diversi progetti di valore, e interpretare dei personaggi che mi hanno dato soddisfazione. Ma, ripeto, ho trovato poco materiale paragonabile a “Il Pianista" negli ultimi anni. E devo essere riconoscente dell’opportunità datami dal film di Roman Polanski perché ho avuto la possibilità di sfidarmi e superare i miei limiti, e ora penso di avere molto meno da dimostrare a me stesso.
Come si è trovato con il suo ruolo in “Predators”?
Anche semplicemente ottenere la parte è stata una grande vittoria, infatti non avevo mai interpretato una parte simile a questa. Non sono il tipo di persona che possa saltare alla mente dovendo ricoprire un ruolo simile a quello reso cult da Arnold Schwarzenegger nel 1987. Ma, ritengo che un attore debba essere un po’ come un camaleonte, e in grado di calarsi in ruoli diversi tra loro. Ho lavorato molto duramente per prepararmi a questo ruolo, oltre a mettere su le venticinque libbra già menzionate. Royce è un personaggio duro, ma ho voluto cercare di trovare qualcosa di meno superficiale in lui di quello che potrebbe conferire il protagonista di un qualsiasi film d’azione Hollywoodiano. Sostanzialmente Royce è un villano, un personaggio che bada per primo a se stesso, ma ho voluto rendere anche un lato umano, un lato più avvicinabile che lo rendesse meno in difetto come persona.
Tra i produttori abbiamo Robert Rodriguez; il suo taglio nel film si evince. Lei è un suo fan?
È molto emozionante lavorare con persone che sono creative e appassionate a quello che fanno. Sono stato fortunato a lavorare con persone che hanno moltoa cuore il loro lavoro, come Rodriguez, ma anche Peter Jackson. Abbiamo girato la prima parte nella giungla Hawaiana. Dopodichè ci siamo spostati negli studios privati di Rodriguez e abbiamo fatto il resto tramite ricostruzioni estremamente realiste.
Rispetto al film originale “Predator”, la situazione è capovolta: lì era un alieno che arrivava sulla terra, mentre qui sono i terrestri ad andare su un pianeta alieno. Chi è l’alieno oggi?
La cosa interessante è che il film prende un gruppo di persone che normalmente sono i predatori, e li mette in un contesto nel quale diventano la preda. C’è quindi una forma d’espiazione. Si va a scovare e capire cosa si provi ad essere la vittima quando non si è abituati. E’ un ottimo materiale per un film drammatico.
Rispetto al 1987, chi è oggi l’alieno, il ‘pericolo’ lì fuori?
Non saprei dire.
L’ultima volta che abbiamo visto Predator in un film è stato in “Alien vs Predator 2”, e in quel caso i personaggi umani erano di importanza secondaria. Come mai ci si è riavvicinati a dei protagonisti umani?
Certe volte l’editing e gli effetti speciali coinvolgenti e roboanti vanno a nascondere il fatto che il film manca di elementi veramente emozionanti e coinvolgenti. Ciò che ammiro di questo film è il modo in cui è stato girato, che va a riprendere lo stile di film fantascientifici che rispetto, principalmente degli anni ’70, che riuscivano a suscitare un’emozione ad un livello molto profondo. Credo che parte dell’emozione che si respira qui sia quel senso di solitudine e di vuoto che si prova ad essere un sopravvissuto. Nel renderlo, non ho voluto sensazionalizzare gli elementi, soprattutto in un mondo nel quale siamo già molto consapevoli della guerra. Sono stato molto pratico e reale nel rendere questi sentimenti, restituendo una visione più appassionante e coinvolgente.
Lei è amico di Roman Polanski? Avete mai pensato di lavorare di nuovo insieme?
Non abbiamo mai parlato di progetti specifici. È naturale che l’esperienza del “Il pianista” mi abbia molto cambiato a livello professionale, e sono molto grato a lui per quello che mi ha insegnato su come interpretare un ruolo. Quindi si potrebbe benissimo ripartire per fare dell’altro, ma in verità a livello concreto non abbiamo mai discusso di lavorare ancora insieme.
Quali sono i suoi nuovi progetti? Le piacerebbe interpretare il sequel di questo film se ci fosse?
Mi piacerebbe molto rituffarmi in “Predators” per un eventuale sequel. Naturalmente questa eventualità dipende dal successo al botteghino. Per il resto mi sto preparando ad un ruolo drammatico nel prossimo film di Tony Kaye, il regista di “American History X”. Infine mi aspetta un ruolo cammeo nel prossimo Woody Allen.
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