AFC, quando l'identità diventa ricchezza
Venerdì 05 marzo 2010
Due cineporti - uno, quello di Bari, già attivo e operante, l’altro a
Lecce che verrà inaugurato a breve - il neonato circuito d’autore, il
progetto memoria, i workshop . L’Apulia Film Commission continua
laboriosamente la sua missione stimolando e assecondando l’identità di
un territorio, la Puglia, che delle sue complessità ha fatto il proprio
tesoro. Ce ne parla Oscar Iarussi, presidente dell’AFC.
L’Apulia Film Commission è nata solo da pochi anni, ma è una delle più attive sul territorio nazionale. Qual è l’ingrediente segreto di questa ricetta vincente?
Il tutto nasce dalla constatazione che la nostra Film Commission è nata in ritardo rispetto alle altre, per cui era necessario fare tesoro delle esperienze altrui, ma questo non bastava. Dovevamo intraprendere un cammino che ci rilanciasse con intelligenza, fantasia e lungimiranza, bisognava intervenire ma non in senso tradizionale. Il nostro tentativo è stato quindi quello di assecondare l’identità di una regione del Sud, in questo caso la Puglia, lavorando su un ampio raggio: dall’interno, quindi in primis per il pubblico attraverso alcuni progetti come quello della memoria o delle cineguide turistiche, e dall’esterno, accogliendo le produzioni. In questo cammino ci hanno sostenuto le politiche di sviluppo regionali, lo Stato attraverso gli accordi di programmazione quadro che ci hanno consentito ad esempio di realizzare i due cineporti di Bari e Lecce, e i fondi strutturali europei che ci hanno permesso l’avvio di nuovi festival.
Non c’è nulla di ‘effimero’ nei nostri interventi. L’ obiettivo è aiutare il pubblico a vedere film e incrementare l’attività occupazionale.
Qualche mese fa è stato inaugurato il cineporto di Bari. A breve sarà la volta di quello leccese. Ce ne saranno altri?
Due cineporti in una regione sono già tanti, in Italia ce ne sono solo altri due, quello di Torino e di Genova. Si tratta di due contenuti culturali precisi e determinati. Il cineporto di Bari, attivo dallo scorso 16 gennaio, nasce dalla ristrutturazione del padiglione 180 della Fiera del Levante: uno spazio di 1300 metri quadrati con sale trucco, sale costumi e casting, attrezzature e depositi per le scenografie, strutture multimediali e spazi per allestire mostre, costato appena 560 mila euro. Entro aprile sarà pronto il cineporto leccese, 400 metri quadrati di proprietà della provincia di Lecce ricavati da alcuni vecchi magazzini delle Manifatture Knos, costo dell’operazione 500 mila euro. Parliamo di investimenti molto virtuosi
I cineporti sono stati concepiti in maniera per così dire ‘anfibia’: da un lato spazi al servizio delle produzioni, dall’altro un luogo aperto a tutti i cittadini con rassegne, incontri, mostre.
Il cinema come elemento trainante dell’economia pugliese. È possibile?
In Italia il 90% delle imprese cinematografiche si divide tra Lazio e Lombardia, Roma e Milano. Questo non vuol dire che ci si debba rassegnare; lo scenario futuro è quello di veicolare e moltiplicare le opportunità di location, accentuare il protagonismo delle Film Commission senza correre però il rischio di scadere nel provincialismo. La Puglia punta molto su cinema e natura come fattori trainanti per il Sud, bisogna evitare che il Meridione venga concepito come elemento paralizzante o come Paradiso vacanziero. È necessario sfuggire a questa falsa alternativa, non siamo Paradiso e Inferno, ma un’area geografica composita, con traumi e regressioni. La Puglia in particolare ha fatto della sua identità mutata il suo tesoro, la sua attrazione. Negli anni ’90 l’arrivo di quella nave carica di albanesi determinò un rovesciamento identitario, da quella che era la ‘porta d’Oriente’ a ‘porta dell’Occidente’. Tutto questo ha prodotto un bisogno di raccontare sconosciuto fino a quel momento, come Film Commission riteniamo che osservare ciò che ci succede attorno è importante e va assecondato ai fini del racconto. Siamo una sorta di ‘letterato istituzionale’ che aiuta i letterati a ‘mettere a fuoco’ una regione, la nostra missione è scatenare i fuochi e le energie latenti.
Avete mai pensato di creare delle strutture stabili sul territorio a sostegno dell’industria cinematografica?
Come Film Commision no, ma sappiamo di alcuni tentativi, peraltro molto concreti, di studios privati con i quali probabilmente andremo a interagire.
Una struttura su cui puntiamo molto è quello della formazione, come i workshop di scrittura e sceneggiatura legati ai luoghi.
L’Apulia Film Commission è nata solo da pochi anni, ma è una delle più attive sul territorio nazionale. Qual è l’ingrediente segreto di questa ricetta vincente?
Il tutto nasce dalla constatazione che la nostra Film Commission è nata in ritardo rispetto alle altre, per cui era necessario fare tesoro delle esperienze altrui, ma questo non bastava. Dovevamo intraprendere un cammino che ci rilanciasse con intelligenza, fantasia e lungimiranza, bisognava intervenire ma non in senso tradizionale. Il nostro tentativo è stato quindi quello di assecondare l’identità di una regione del Sud, in questo caso la Puglia, lavorando su un ampio raggio: dall’interno, quindi in primis per il pubblico attraverso alcuni progetti come quello della memoria o delle cineguide turistiche, e dall’esterno, accogliendo le produzioni. In questo cammino ci hanno sostenuto le politiche di sviluppo regionali, lo Stato attraverso gli accordi di programmazione quadro che ci hanno consentito ad esempio di realizzare i due cineporti di Bari e Lecce, e i fondi strutturali europei che ci hanno permesso l’avvio di nuovi festival.
Non c’è nulla di ‘effimero’ nei nostri interventi. L’ obiettivo è aiutare il pubblico a vedere film e incrementare l’attività occupazionale.
Qualche mese fa è stato inaugurato il cineporto di Bari. A breve sarà la volta di quello leccese. Ce ne saranno altri?
Due cineporti in una regione sono già tanti, in Italia ce ne sono solo altri due, quello di Torino e di Genova. Si tratta di due contenuti culturali precisi e determinati. Il cineporto di Bari, attivo dallo scorso 16 gennaio, nasce dalla ristrutturazione del padiglione 180 della Fiera del Levante: uno spazio di 1300 metri quadrati con sale trucco, sale costumi e casting, attrezzature e depositi per le scenografie, strutture multimediali e spazi per allestire mostre, costato appena 560 mila euro. Entro aprile sarà pronto il cineporto leccese, 400 metri quadrati di proprietà della provincia di Lecce ricavati da alcuni vecchi magazzini delle Manifatture Knos, costo dell’operazione 500 mila euro. Parliamo di investimenti molto virtuosi
I cineporti sono stati concepiti in maniera per così dire ‘anfibia’: da un lato spazi al servizio delle produzioni, dall’altro un luogo aperto a tutti i cittadini con rassegne, incontri, mostre.
Il cinema come elemento trainante dell’economia pugliese. È possibile?
In Italia il 90% delle imprese cinematografiche si divide tra Lazio e Lombardia, Roma e Milano. Questo non vuol dire che ci si debba rassegnare; lo scenario futuro è quello di veicolare e moltiplicare le opportunità di location, accentuare il protagonismo delle Film Commission senza correre però il rischio di scadere nel provincialismo. La Puglia punta molto su cinema e natura come fattori trainanti per il Sud, bisogna evitare che il Meridione venga concepito come elemento paralizzante o come Paradiso vacanziero. È necessario sfuggire a questa falsa alternativa, non siamo Paradiso e Inferno, ma un’area geografica composita, con traumi e regressioni. La Puglia in particolare ha fatto della sua identità mutata il suo tesoro, la sua attrazione. Negli anni ’90 l’arrivo di quella nave carica di albanesi determinò un rovesciamento identitario, da quella che era la ‘porta d’Oriente’ a ‘porta dell’Occidente’. Tutto questo ha prodotto un bisogno di raccontare sconosciuto fino a quel momento, come Film Commission riteniamo che osservare ciò che ci succede attorno è importante e va assecondato ai fini del racconto. Siamo una sorta di ‘letterato istituzionale’ che aiuta i letterati a ‘mettere a fuoco’ una regione, la nostra missione è scatenare i fuochi e le energie latenti.
Avete mai pensato di creare delle strutture stabili sul territorio a sostegno dell’industria cinematografica?
Come Film Commision no, ma sappiamo di alcuni tentativi, peraltro molto concreti, di studios privati con i quali probabilmente andremo a interagire.
Una struttura su cui puntiamo molto è quello della formazione, come i workshop di scrittura e sceneggiatura legati ai luoghi.
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