I mille volti di Francesca Inaudi
Venerdì 27 gennaio 2012
Da brava toscana, Francesca Inaudi è tosta e determinata, come
mostra una carriera già ricca di titoli, e con le idee molto
chiare, forse anche troppo a giudicare dall'età molto giovane.
Impegnatissima, salta con disinvoltura dal cinema alla televisione e
dopo due anni sui teatri di posa del piccolo e grande schermo, la
troviamo sui palchi di mezza Italia con un altro ruolo leggendario dopo
quello della Cristina di Belgiojoso di "Noi credevamo", che è l'emblema
stesso della femminilità e del teatro contemporaneo.
In attesa di potersi sdoppiare.
Gli ultimi due anni sono stati molto intensi per te "Tutti pazzi per amore", 2 e 3, "Femmine contro maschi", "Come trovare nel modo giusto l'uomo sbagliato" e "Noi credevamo", solo per citare alcuni impegni televisivi e cinematografici; so che hai studiato alla scuola europea di teatro del 'Piccolo' di Milano e danza contemporanea con Carolyn Carlson: alla fine l’impegno ed il lavoro pagano...
Sono convinta che per fare questo lavoro, come ogni lavoro al mondo, si debba studiare. Allo stesso modo credo che il talento, il caso e un pizzico di fortuna, il sapersi trovare al posto giusto nel momento giusto, siano un'ulteriore spinta verso il successo.
Quello con la Carlson è stato uno stage di una settimana... Io ho studiato con Michele Abbondanza, suo ex allievo e primo ballerino.
A proposito di teatro, sei al debutto di "Colazione da Tiffany", adattamento teatrale del celebre romanzo di Truman Capote che a marzo sarà allestito al Teatro Eliseo. Vuoi descriverci il tuo personaggio, Holly Goligthly?
Piero Maccarinelli ha fortemente voluto recuperare la direzione del romanzo ed io di conseguenza ho lavorato proprio sull'idea originale di Capote, che immaginò nei panni di Holly, Marilyn Monroe. Ho lavorato molto su di lei, sui punti di contatto tra lei e il personaggio. Vorrei che la mia Holly fosse intensa e volatile come un profumo. Sofisticata e terribilmente semplice nella sua capacità di toccare l'anima di chi le sta vicino. Vorrei che il pubblico uscisse con una punta di nostalgia dalla sala; come se avesse visto qualcosa che in fondo gli appartiene, ma che sa di non poter veramente afferrare.
Parliamo d’altro, raccontaci qualcosa della Francesca privata: i tuoi interessi, passatempi, le tue paure, i tuoi sogni...
Se ve lo raccontassi non sarebbe più privata! (sorride n.d.r)
Sei stata la protagonista di "Noi Credevamo", film controverso sul Risorgimento italiano e una delle poche pellicole ad essersi interessata di questa ricorrenza. Tu che idea hai del nostro Paese?
Faccio molta fatica ad avere fiducia in un paese che non ha mai veramente compreso il senso dell'Unità . Di quella che viene dal basso, dalle braccia e dal cuore e dall'esigenza di un popolo. Il nostro Paese era e resta un paese di divisioni, settarismi e corporativismi. Ad ogni livello e su ogni piano, visibile e non. Questo fa sì che, nonostante gli sforzi sinceri della gente, sia molto difficile costruire un senso civico unitario. E non viviamo più un'epoca storica che permette di fare rivoluzioni... Cristina di Belgiojoso aveva visto lontano.
Hai vinto numerosi premi, tra cui due volte Etruria Cinema, per un’attrice senese deve essere doppiamente importante...
Sicuramente ne sono orgogliosa. Ogni premio è un piacevole annesso al lavoro dell'attore. Anche se il premio più grande resta l'affetto diretto del pubblico.
Dopo il passato ed il presente, uno sguardo sul futuro: quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto ancora parlando coi piani alti per ricevere il dono dell'ubiquità... Nell'attesa tenterò di concentrarmi su una cosa sola. Diciamo che l'impegno della tournèe di "Colazione da Tiffany" fino a fine aprile per il momento è sufficiente. Poi si vedrà.
In attesa di potersi sdoppiare.
Gli ultimi due anni sono stati molto intensi per te "Tutti pazzi per amore", 2 e 3, "Femmine contro maschi", "Come trovare nel modo giusto l'uomo sbagliato" e "Noi credevamo", solo per citare alcuni impegni televisivi e cinematografici; so che hai studiato alla scuola europea di teatro del 'Piccolo' di Milano e danza contemporanea con Carolyn Carlson: alla fine l’impegno ed il lavoro pagano...
Sono convinta che per fare questo lavoro, come ogni lavoro al mondo, si debba studiare. Allo stesso modo credo che il talento, il caso e un pizzico di fortuna, il sapersi trovare al posto giusto nel momento giusto, siano un'ulteriore spinta verso il successo.
Quello con la Carlson è stato uno stage di una settimana... Io ho studiato con Michele Abbondanza, suo ex allievo e primo ballerino.
A proposito di teatro, sei al debutto di "Colazione da Tiffany", adattamento teatrale del celebre romanzo di Truman Capote che a marzo sarà allestito al Teatro Eliseo. Vuoi descriverci il tuo personaggio, Holly Goligthly?
Piero Maccarinelli ha fortemente voluto recuperare la direzione del romanzo ed io di conseguenza ho lavorato proprio sull'idea originale di Capote, che immaginò nei panni di Holly, Marilyn Monroe. Ho lavorato molto su di lei, sui punti di contatto tra lei e il personaggio. Vorrei che la mia Holly fosse intensa e volatile come un profumo. Sofisticata e terribilmente semplice nella sua capacità di toccare l'anima di chi le sta vicino. Vorrei che il pubblico uscisse con una punta di nostalgia dalla sala; come se avesse visto qualcosa che in fondo gli appartiene, ma che sa di non poter veramente afferrare.
Parliamo d’altro, raccontaci qualcosa della Francesca privata: i tuoi interessi, passatempi, le tue paure, i tuoi sogni...
Se ve lo raccontassi non sarebbe più privata! (sorride n.d.r)
Sei stata la protagonista di "Noi Credevamo", film controverso sul Risorgimento italiano e una delle poche pellicole ad essersi interessata di questa ricorrenza. Tu che idea hai del nostro Paese?
Faccio molta fatica ad avere fiducia in un paese che non ha mai veramente compreso il senso dell'Unità . Di quella che viene dal basso, dalle braccia e dal cuore e dall'esigenza di un popolo. Il nostro Paese era e resta un paese di divisioni, settarismi e corporativismi. Ad ogni livello e su ogni piano, visibile e non. Questo fa sì che, nonostante gli sforzi sinceri della gente, sia molto difficile costruire un senso civico unitario. E non viviamo più un'epoca storica che permette di fare rivoluzioni... Cristina di Belgiojoso aveva visto lontano.
Hai vinto numerosi premi, tra cui due volte Etruria Cinema, per un’attrice senese deve essere doppiamente importante...
Sicuramente ne sono orgogliosa. Ogni premio è un piacevole annesso al lavoro dell'attore. Anche se il premio più grande resta l'affetto diretto del pubblico.
Dopo il passato ed il presente, uno sguardo sul futuro: quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto ancora parlando coi piani alti per ricevere il dono dell'ubiquità... Nell'attesa tenterò di concentrarmi su una cosa sola. Diciamo che l'impegno della tournèe di "Colazione da Tiffany" fino a fine aprile per il momento è sufficiente. Poi si vedrà.
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