Incontro con Luca Confortini di Atlantide Entertainment

Giovedì 22 luglio 2010
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35mm.it ha incontrato Luca Confortini, cofondatore e CEO della nuova società del settore, Atlantide Entertainment, nel nuovo ufficio di via dei Ciancaleoni, per scoprire di più su questa nuova realtà.

Di cosa si occupa Atlantide Entertainment?
Atlantide Entertainment è un esempio di ‘Cross-media’, nasce quindi con l’intento di coprire tutti i settori multimediali senza porsi limiti da questo punto di vista. Quindi si impegna nel settore della distribuzione e della produzione cinematografica, ma non solo, vuole anche percorrere percorsi alternativi come la produzione teatrale e gli audiolibri. E inoltre ci stiamo attrezzando per realizzare delle vere e proprie library, dei portali che consentiranno di vedere in streaming o scaricare prodotti inediti.

Esiste una visione alla base della vostra ‘società di entertainment’?

Sicuramente, ed è quella di dare visibilità, sia tramite la produzione sia tramite la distribuzione, a prodotti e tematiche che altrimenti rischierebbero di rimanere sommerse.

Da cosa nasce quest’esigenza?

Ci proponiamo di produrre o distribuire contenuti, con un’attenzione alla sfera sociale o prettamente artistica, di alta qualità. Differenti quindi da un film preconfezionato, da cassetta, che si maschera dietro una patina di superficialità e conformismo.

La vostra è un'esigenza locale?
Difficile nasconderlo. Infatti proprio in Italia tanti prodotti di alto livello, che all’estero ricevono grandi consensi, vengono snobbati o mai distribuiti. Il meccanismo da noi è di omologarsi al risultato del box office e andargli dietro a discapito di una vera creatività e innovazione, e di film di spessore che passano in secondo piano. Faccio l’esempio di “La doppia ora” di Giuseppe Capotondi, ma ce ne sono tanti.

Come si può apportare un contributo?

Soprattutto tramite la distribuzione. Voglio segnalare che Atlantide Entertaiment nacque inizialmente con un solo scopo, nel 2008, che era quello di distribuire il film “Diari” di Attilio Azzola. “Diari” è un film che all’estero ha ottenuto molti consensi, e in particolare il premio Grand Prix Ecrans Juniors al Festival di Cannes 2008. E’ un film d’autore, che racconta in modo compassionevole la storia di tre personaggi e tre situazioni che poi convergono nel finale. Lo stile rispecchia un po’ quello dei vecchi film d’autore di cui negli anni ’60 in Italia eravamo maestri, ma che da “Mediterraneo” o “La vita è bella” in poi non produciamo più. Per lo più è stato realizzato con un budget risibile, con un costo ineriore ai 200.000 euro. Ma poi in realtà, sebbene “Diari” sia dello stesso anno di “Gomorra” e “Il divo”, è stato trascurato dalle maggiori case cinematografiche senza ottenere la copertura che avrebbe meritato. Di conseguenza ci siamo attivati per dare un appoggio al film, e abbiamo ottenuto dei risultati: Abbiamo raggiunto un accordo con Medusa che lo distribuirà per l’homevideo, un accordo con tutti i paesi Dom-Tom, ovvero i paesi francofoni oltremare, per la distribuzione in sala, e presto vedremo 120 mattinée anche in Italia.

Come ci siete riusciti?
Si è trattato di un’unione di figure e di forze. Io ero già nel settore del cinema, mentre Stefano Cristino è un imprenditore molto concreto che ha contribuito moltissimo alla realizzazione dei nostri progetti. E poi con noi c’è anche Cosimo Santoro, il nostro capo acquisizioni.

Torniamo a parlare dell’attenzione alla sfera sociale, anche perché mi sembra che un punto fondamentale di Atlantide sia il ‘Queer frame’...
Si assolutamente, il ‘queer frame’ è la sezione di Atlantide che si occupa del cinema gay e lesbo, e in particolare della sua distribuzione. La necessità è sempre dettata dal contesto sociale Italiano dove i temi gay e lesbo tuttora vengono visti come tabù e circondati da molti pregiudizi. Ma esiste appunto un mercato vastissimo di prodotti di altissima qualità che da noi non vengono distribuiti appunto perché permane questa mentalità discriminatoria. E quindi abbiamo pronta una lista di titoli con i quali vorremo arricchire l’output cultural locale.Citiamo “El niño pez” (“Il bambino pesce”) di Lucía Puenzo, trionfatore al GLBT di Torino, “El cuarto di Leo” (“La stanza di Leo”), Premio speciale della giuria sempre al GLBT. E poi abbiamo “L.A. Zombie”, scelto per il concorso del Festival di Locarno e appartenente al filone New Queer Cinema, di Bruce LaBruce – che ha peraltro ha ideato il logo di Queer Frame – con protagonista l’attore porno francese François Sagat, che in seguito si è affrancato partecipando ad altri film. La peculiarità della sezione ‘Queer frame’ è anche che presto avrà un portale a sé, con una vera e propria library. Ci sarà quindi la possibilità di vedere in streaming, oppure scaricare una serie di film non reperibili altrove. Lo stesso discorso vale per gli altri nostri film non appartenenti alla sezione ‘Queer frame’ che saranno presto disponibili sul sito di Atlantide.

Prima ha parlato anche di progetti alternativi...
E’ vero. Per quello che riguarda il teatro, stiamo lavorando per avere lo spettacolo di David Mamet, “Boston Marriage”, in tre circuiti a settembre/ottobre per la regia di Claudio Orlandini. Abbiamo già fatto delle repliche test a Milano e ora speriamo di rendere la sezione nota al vasto pubblico. E infine stiamo lavorando sugli audiolibri - che sono un ottimo modo di evitare il consumo di carta stampata - con l’obiettivo di averli disponibili su iTunes. Il progetto più emozionante da questo punto di vista è “The Bobbything” di Yuri Storasi, che tratta il tema della pedofilia, ed è narrato dalle voci autorevoli di Malcom McDowell (“Arancia Meccanica”) e Francesco Pannofino.

Marco Lucchino

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