L'universo delle anime: conversazione con Cannarsi
Dopo il successo della retrospettiva sullo Studio Ghibli (Festival Internazionale del Film di Roma 2010), restiamo con Gualtiero Cannarsi per fargli ancora qualche domanda...
La retrospettiva dedicata allo Studio Ghibli, il prezioso laboratorio d’animazione giapponese fondato da Takahata Isao e Miyazaki Hayao, è stata parte integrante della sezione Occhio sul Mondo | Focus. La rassegna ha proposto la visione di undici opere dello Studio disposte secondo un ordine ben definito, per mostrare al pubblico un modo più corretto di porsi davanti ai film d’animazione giapponese. Ciascuna proiezione è stata introdotta da Gualtiero Cannarsi, curatore della rassegna nonché delle edizioni italiane dei film dello Studio Ghibli.
Possiamo considerare Takahata Isao come un Maestro di Miyazaki Hayao?
Non credo che Takahata Isao possa essere chiamato il 'maestro' di Miyazaki Hayao, essendone piuttosto il 'collega più anziano'. Una sorta di mentore che influenzò entrambi i registi è invece l’animatore Ootsuka Yasuo, uno dei fondatori dello stile dell’animazione giapponese. Non a caso, la retrospettiva sullo Studio Ghibli si apriva proprio con il documentario "La gioia dell’animare di Ootsuka Yasuo". Tuttavia Ootsuka non si dedicò mai alla regia, riconoscendo un suo 'limite da artigiano' nell’interesse di animare pregevolemente scene e storie che risultassero divertenti; Takahata, al contrario, spinse Miyazaki ad andare oltre a questa prospettiva 'da mero animatore' e a riempire le immagini di un contenuto intellettuale. Certamente Miyazaki è stato profondamente influenzato da Takahata, anche perché, come si sa, lo ha affiancato in molti lavori, tra cui i fondamentali "Heidi" e "Marco".
Quali sono le differenze tra Takahata e Miyazaki?
La prima distinzione fondamentale tra i due registi è che Miyazaki Hayao è un regista animatore, mentre Takahata Isao è un regista che 'non disegna'. Takahata non è un animatore, ma un narratore che vuole comunicare cinematograficamente il suo pensiero, e il suo stile è fatto di minimalismo neorealista. Al contrario Miyazaki Hayao ricerca l’enfasi globale, la scena sensazionale. Non a caso proprio Takahata definisce la narrativa e lo stile di Miyazaki come 'sensuali'; la sensualità, intesa come percezione sensoriale, è infatti una delle caratteristiche fodamentali del fascino dei film di Miyazaki. Sebbene le tematiche affrontare dai due registi siano spesso simili, i loro stili sono quasi opposti. Se Miyazaki è un genio dal poderoso immaginifico visivo che inserisce nei suoi mondi immaginari dei significati globali, Takahata è un vero e proprio intellettuale che, senza lanciarsi in lezioni moralistiche, ha sempre puntato il suo sguardo sulle influenze sociologiche e paesaggistiche dell’incessante sviluppo della civilità industriale.
Perché in molti film di Miyazaki compaiono paesaggi occidentali?
Per l'occhio di un giapponese, i nostri paesaggi sono esotici tanto quanto per il nostro occhio risulta esotico il Giappone. Dunque potremmo dire che Miyazaki ricostruisce nel suo immaginario un suo occidente. Per la preparazione di una versione animata di Pippi Calzelunge, poi mai realizzata, Miyazaki andò per esempio in Svezia: Stoccolma e Visby sono i luoghi che ispirarono la cittadina immaginaria di "Kiki consegne a domicilio". Anche il Museo d’Arte Ghibli potrebbe considerarsi come una spremuta di stili architettonici europei ‘fantasizzati’ da Miyazaki. Takahata poi è sempre stato un appassionato di architetture occidentali. Tra le altre città fotografate dai due registi ci sono anche Genova, la cui verticalità della struttura urbanistica colpì moltissimo Miyazaki, che appunto la ripropose in altre sue opere.
Una curiosità: il SenzaVolto che appare in "La città incantata" (vincitore di un Orso d'Oro e di un Oscar per il miglior film d'animazione) rappresenta qualche demone giapponese?
No, si tratta di un'invenzione originale di Miyazaki Hayao. Con "La città incantata", dove in realtà non c'è nessuna città (il titolo corretto è ‘La sparizione di Chihiro e Sen’), Miyazaki racconta la storia di una bambina abulica, stordita dalla società contemporanea, che messa in condizioni estreme trova in sé stessa l’energia per affrontare la vita. Nei genitori che si ingozzano fino a trasformarsi in maiali si legge un monito contro il consumismo, e parimenti il SenzaVolto rappresenta la società consumistica i cui membri finiscono a fagocitare tutto, in un modo tanto impersonale da privare persino di una propria identità individuale.
Per quanto riguarda il tuo lavoro, la fedeltà al testo è il tuo obiettivo principale?
Direi "restare fedele all’originale", cosa per me imprescindibile. Ma in effetti non si tratta neppure di un obiettivo, si tratta semplicemente di quella che dovrebbe essere la natura stessa di un lavoro come il mio. Purtroppo, nella localizzazione dei prodotti stranieri raramente si considera la fedeltà all'originale come un valore, perché l’importante è vendere, il valore che si riconosce è quello economico. Spesso reinventare un'opera straniera in ottica 'italianizzata' è un modo più semplice, veloce ed efficace per renderla commerciabile. Mi ritengo molto fortunato, poiché la Lucky Red ha dimostrato di condividere la mia filosofia di localizzazione, permettendomi di esprimere appieno il contento originale delle opere dello Studio Ghibli su cui sono chiamato a lavorare.
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