Maiwenn, in "Polisse" il male quotidiano

Venerdì 25 maggio 2012

Dopo il successo ottenuto a Cannes, dove si è aggiudicato il Premio della Giuria, ecco "Polisse", diretto dalla giovane cineasta, nonchè attrice, Maiwenn. Un'opera che racconta la vita quotidiana degli agenti membri della sezione protezione minori, alle prese con i drammi e le ferite di giovani vittime.
Ecco come la regista, per prima, e Riccardo Scamarcio, che ha una piccola parte nel film, poi, raccontano la nascita del progetto e l'esperienza sul set.

Maiwenn, con quali criteri ha scelto i casi di cui parlare nel film?
Non volevo mostrare i poliziotti come se fossero degli eroi, ma volevo che i casi risultassero quotidiani e quasi banali.

Il film ha un chiaro stampo documentaristico...
Vuol dire che è girato bene se sembra un documentario!

Quali sono state le difficoltà incontrate nella lavorazione?
Ce ne sono state tantissime, ma non quelle che sarebbe più logico aspettarsi, come lavorare con i bambini o affrontare un tema come la pedofilia. E' stato difficile gestire tanti personaggi e tanti attori in poco tempo e con pochi mezzi.

Perchè ha scelto Riccardo Scamarcio?
Non cercavo nello specifico un attore italiano, ma volevo un attore carismatico. Inizialmente il suo ruolo aveva uno spazio maggiore nella storia, ma poi ho dovuto ridimensionarlo. La storia d'amore aveva più importanza nella sceneggiatura originale, ma poi mi sono accorta che non funzionava. Riccardo è adatto al ruolo perchè è fiero, carismatico e chiuso nell'esprimere i suoi sentimenti. Mi sono ispirata a Yives Montand in César et Rosalie. Inizialmente avevo dei dubbi sul fatto che fosse italiano, per una questione linguistica, ma invece mi sono accorta che quello è un elemento che arrichisce il personaggio. Questo mi ha anche ricondotto alle mie radici maghrebine.

Il film è ispirato a episodi reali. C'è stato davvero un suicidio tra i membri della sezione protezione minori?
C'è un'ispirazione alla realtà, non una sua fedele riproduzione. Un regista trascende sempre la realtà per rappresentarla. C'è stato però effettivamente un tentato suicidio, ma in un'organizzazione che si occupa della tutela dei minori, non in polizia.

Quale è stata la reazione dei membri della sezione protezione minori?
Non ho lavorato con loro perchè non mi hanno autorizzata. Non credevano nel film e mi hanno messo i bastoni tra le ruote. Alla premiere si sono poi resi conto di aver perso un'occasione. Non volevo fare un film pro-polizia o anti-polizia, ma volevo mostrare il loro quotidiano, senza dare un giudizio. Nel mondo del cinema francese, tra la cosiddetta 'sinistra al caviale', c'è di solito ostilità nei confronti della polizia, ma io volevo mostrare il loro lato umano, che sia positivo o negativo. Per questo sono stata criticata da quel tipo di ambiente, ma non mi interessa avere il loro consenso. Ho prodotto il mio primo film da sola e lavoro in libertà, dicendo quello che penso. Spesso accade che un film di nicchia venga sostenuto e seguito e poi criticato se ottiene successo, è una caratteristica molto francese questa.

La locandina mostra con grande efficacia il mix di autorità e tenerezza che pervade il film. Ha collaborato alla sua realizzazione?
Volevo un manifesto tenero e forte, ma non troppo esplicito. Il manifesto lo ha realizzato Jean-Baptiste Mondino.

Ci sono elementi autobiografici nel film?
Non credo ci sia una reale consapevolezza di quello che di autobiografico confluisce nelle opere degli artisti. Spesso accade che l'inconscio viene a galla senza che noi lo vogliamo. Qualsiasi artista racconta qualcosa di sè nella sua arte e io non faccio eccezione. Un tema che mi interessa trattare è il tema della genitorialità. Nel mio film precedente mi sono focalizzata sulla mancanza di amore, che è un tema centrale dell'infanzia. Forse, come diceva credo Truffaut, si fa sempre lo stesso film tutta la vita. Le storie autobiografiche e intime attirano tutti perchè riguardano tutti.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Farò Polisse 2 con Scamarcio protagonista!


In attesa della prossima esperienza con Maiwenn, quindi, chiediamo a Riccardo Scamarcio, qui in un ruolo non di primo piano, come si è avvicinato al progetto di Maiwenn?
Avevo visto i suoi lavori precedenti e conoscevo il suo modo di girare, quindi quando mi ha proposto un ruolo sono stato subito molto curioso e ho accettato con entusiasmo. Maiwenn ha un modo molto originale di dirigere gli attori. Non faccio caso al fatto che mi offrano ruoli piccoli o più di spicco, mi interessa fare film di qualità. Volevo confrontarmi con il cinema francese, con le difficoltà che comporta recitare in una lingua che non è la mia. Durante le riprese ci sono state molte improvvisazioni, ovviamente partendo da un copione ben scritto. Penso che "Polisse" sia un film bello e importante, che tratta l'argomento in modo molto originale. Ha suscitato in me una grande tenerezza sia per i bambini che per gli adulti.

E' la prima volta che viene diretto da una regista donna. Ha seguito con attenzione le sue indicazioni o ha fatto di testa sua?
Ho fatto tutto ciò che mi è stato chiesto. In effetti è la prima volta che vengo diretto da una donna. Cerco sempre di risolvere i problemi sul set, non di crearne, ma prima e dopo la lavorazione faccio sentire le mie opinioni. Ammetto che quando ho saputo che il mio ruolo era stato ridimensionato non sono stato contento, ma sono comunque felice di aver preso parte al film. Ci sono molti momenti vivi e leggeri, di grande vitalità e tenerezza. E' un film denso e profondo.

E il prossimo impegno, davvero?
Al momento sono impegnato in teatro con Romeo e Giulietta, poi sarò al lavoro sul film di Valeria Golino, che produco.

Mattia Pasquini

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