"Più come un artista"... e molto più di una ricetta

Venerdì 27 gennaio 2012
"Più come un artista" è il docu-film interamente girato al ristorante la Torre del Saracino, sul golfo di Sorrento,  dove Gennaro Esposito apre le porte delle sue cucine, e non solo. Reduce del successo alle Giornate degli Autori a Venezia, il film ha esordito il 26 Gennaio all'interno della rassegna romana ‘In questo paese: documentari italiani alla Casa del Cinema’. Ce lo racconta la regista Elisabetta Pandimiglio che per l’occasione ha incontrato il pubblico.
"Più come un artista", non è solo la storia di un cuoco...
Esattamente. Molti potrebbero pensare a un film interamente dedicato a Gennaro Esposito, ma non è così. Lui stesso si mette da parte e il
vero protagonista diventa quel piccolo mondo che si agita dietro i fornelli. Una realtà fatta di apprendisti cuochi, giovani ragazzi che lavorano insieme creando legami particolari, raccontandosi nel loro lavoro, nei progetti in divenire, e nelle passioni sopite.

Perché un documentario proprio nelle cucine di Gennaro?
L'idea di girare questo film non è la mia, ma mi è stata proposta da Gianluca e Marco. Inizialmente si pensava di fare un parallelo fra la Torre del Saracino, a Sorrento e il Settembrini a Roma. Poi ha vinto la magia di Vico.

Girare un film del genere non è facile. Come avete impostato il lavoro dal punto di vista della produzione?
É stato un lavoro di “scelta”: ho fatto una cernita su un gran quantitativo di girato. Volevo avere molto materiale per fare un lavoro di studio e di selezione. Gennaro è stato davvero molto generoso. Mi ha dato davvero moltissima libertà. Ho potuto riprendere 24 ore su 24, seguendo i cuochi nei momenti di lavoro più cruciali.

Che razione ha avuto Gennaro quando ha visto il film finito?
Mi ha dato subito il suo consenso. Tutto quello che vedete è esattamente ciò che accade nella realtà. Gennaro desiderava che il film non presentasse forzature. E soprattutto, che si delineasse il modo in cui è maturata negli anni la figura del cuoco: da professionista rozzo e geloso dei proprio segreti, a maestro aperto e generoso Il ricettario di Gennaro è aperto a tutti i componenti del suo team, anche all'ultimo degli stagisti.

È  vero che avevi il desiderio di realizzare un altro documentario nel carcere milanese di Opera, seguendo un progetto di rieducazione che passasse proprio attraverso la cucina?
Si è vero. L'idea è venuta a metà delle riprese del film. C'è stato un momento in cui avrei voluto dividere più che un artista in due parti: una alla Torre e l'altra nel carcere di Opera a Milano. Ma poi mi sono accorta che le due cose non legavano molto bene insieme. Mi piacerebbe ora poter realizzare anche l'altro.
Valeria Zaccone

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