Sulla scia del noir con Emiliano Corapi

Martedì 31 gennaio 2012
L’opera prima di Emiliano Corapi racconta la storia di un piccolo industriale che per salvarsi dal fallimento diventa corriere di traffici loschi.  A raccontarci "Sulla strada di casa", il regista insieme ai due protagonisti del film Vinicio Marchioni e Daniele Liotti.

Corapi, ci racconta com’è nata l’idea del progetto?
Emiliano Corapi: L’idea del film nasce da un articolo di giornale di un po’ di tempo fa che raccontava come la criminalità organizzata oggi si avvale di persone pulite per lo spostamento dei loro traffici. Mi ha colpito come questi “non-criminali” si assumano dei rischi enormi per appianare i loro problemi economici. Volevo un film di tensione, ma che non fosse solo di genere e che avesse una profondità nella trama. Il tema è il bisogno di ritrovare l’integrità, che mi sembra attuale visto il periodo molto confuso che stiamo vivendo, dove ci troviamo a compiere scelte sbagliate che non ci rappresentano. Fare scelte corrette sta diventando faticoso, cosa che succede al protagonista Alberto.

Il film inizia in modo teatrale poi sterza verso il thriller, che difficoltà ha incontrato nella realizzazione?
E.C: Per trovare una sintesi la rappresentazione evade gli schemi del film di genere. Ho cercato di introdurre elementi e fotogrammi realistici.

In Italia c’è bisogno di film di genere come “ACAB”?
E.C: Come dicevo non è un film di genere. In Italia un film di pura tensione risulterebbe leggero. Nell’esempio di “ACAB” e nel mio film si va molto a tratteggiare la profondità dei personaggi.

Daniele e Vinicio, ci parlate dei vostri personaggi?
Daniele Liotti: Quello che mi ha colpito di Sergio, il mio personaggio, è la frustrazione. Il suo background non è raccontato. Sergio rappresenta la proiezione di quello che potrebbe diventare Alberto se continua su quella strada. Sergio è irrisolto, non ha accettato di sobbarcarsi delle responsabilità e ora ha un rapporto conflittuale con il figlio.  È in cerca di una ‘catarsi’, di una redenzione che capita con l’omicidio di Alberto, torna indietro perché si rende conto di non essere adatto a quella vita.
Vinicio Marchioni: Ho amato il mio personaggio, Alberto, in primis  per la sua insicurezza. Senza dubbio perché è un uomo normale. Interpretare un uomo normale è la cosa più difficile per un attore! Ho tentato di lavorare sul corpo e sull’accento ligure. Ho cercato di incarnare la sua paura muovendomi freneticamente e sistemandomi di continuo gli occhiali.
Elisa Solofrano

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